Pasqua e Pasquetta 2015 in Lombardia … Il Duomo di Milano

Soggiornando presso il nostro hotel 4 stelle alle porte di Milano potrai visitare questa bella città (raggiungibile in 10 minuti con l’autostrada) e visitare i suoi bellissimi monumenti come il Duomo.

Il Duomo una breve descrizione.

Un luogo predestinato nel segno del Duomo di Milano. Questo è Candoglia, frazione del comune di Mergozzo che si affaccia sul lago Maggiore, sulla sinistra del fiume Toce, proprio all’ingresso della Val d’Ossola. Qui sono infatti situate le cave da cui si estrae il marmo che nutre con la sua energia la Cattedrale di Milano, marmo necessario ancora oggi per i lavori di manutenzione e di restauro.

GIAN GALEAZZO VISCONTI E QUEL MARMO CANGIANTE PLASMATO IN SCULTURA
Come una pietra preziosa protegge un materiale di immenso valore così in questa zona, racchiusa nelle Alpi Meridionali, con responsabilità ed orgoglio, la Fabbrica continua da secoli l’attività di coltivazione ed estrazione del marmo dalle sfumature uniche detto appunto di Candoglia. Di bianco, di grigio, di blu ma anche di rosa, d’arancio e di verde sono le tonalità che infatti ritroviamo nella facciata e nelle sculture che adornano il Monumento simbolo di Milano. Un legame quello tra Candoglia e il Duomo di Milano sancito nel 1387 quando il Duca di Milano Gian Galeazzo Visconti concesse il diritto d’uso gratuito di questa pietra alla Veneranda Fabbrica del Duomo, preposta alla costruzione dell’ambizioso capolavoro milanese.

IL LUOGO DELLE RADICI DEL DUOMO
Geologicamente parlando, Candoglia fa parte della Zona Ivrea Verbano, che si stende dal Canavese a Locarno e deve la sua natura caratteristica alle rocce che nei secoli si sono formate: infatti la catena montuosa doveva far parte di vaste aree continentali costituite da stratificazioni di argille, sabbie, sedimenti di natura quarzosa e vulcaniti di varia origine.

UNA STORIA CHE PARTE DA LONTANO
Le prime notizie di un’attività estrattiva sono rintracciabili nell’anno 1000. Si suppone che il marmo fosse già usato in epoca romana: le prime cave dovevano essere situate in corrispondenza degli affioramenti di fondovallle, più facilmente accessibili. Il trasporto dei blocchi estratti dalla cava più in alto, detta “dei Mergozzoni”,  fino al fondovalle era garantito dalla via di lizza, ovvero un lungo sentiero lastricato  che scendeva  con pendenze superiori a 30° fino alla cava detta “delle Piane” a soli 100 metri dalla riva del fiume Toce, dovei i massi venivano trasportati mediante chiatte per via fluviale verso Milano.

DALLE CAVE AL MARMO. ISTRUZIONI PER L’USO
La maggior attività nelle cave di Candoglia ha coinciso con la costruzione del Duomo di Milano, in un’epoca compresa tra il XIII ed il XVI secolo. Le tecniche di estrazione conosciute in quel periodo erano molto rudimentali e derivavano da quelle in uso presso gli antichi Romani: si procedeva ad allargare le fratture naturali della roccia sino a provocare il distacco di blocchi irregolari, introducendo nelle fenditure cunei di ferro di dimensioni variabili (detti punciotti) ribattuti con grossi martelli a testa quadra (i cosiddetti mazzuoli). Quando le fenditure naturali erano insufficienti si incidevano nella roccia dei solchi artificiali utilizzando delle lunghe aste a testa appuntite (le subbie), ribattute fino a formare delle profonde incisioni a forma di ‘V’nella roccia. Si operava poi il distacco del blocco con cunei e mazze.

E POI ARRIVO’ LA POLVERE
Dal 1500, a Candoglia venne introdotto l’uso della polvere nera per la coltivazione del marmo: un metodo però non così adatto considerando l’esiguità dell’affioramento  e la variazione strutturale notevole, che richiedono tecniche di sbancamento delicate. Infatti, dal 1795 viene vietato l’uso delle mine.

CON IL ‘900 LA TECNICA SI FA PIU’ SOFISTICATA
Solo nel 1934 fu introdotto il filo elicoidale: una fune di acciaio composta da tre fili avvolti ad elica che scorrono sulla roccia, trascinando tra le loro spire una miscela di acqua e sabbia silicea. La sabbia, fatta cadere a pioggia continua sulla fune, abrade la roccia scavando un solco largo 8-10 mm. Il filo forma un circuito chiuso che viene mosso da una carrucola azionata da un motore ed è guidato da altre due carrucole  direttrici che scorrono su due montanti collocati all’estremità del taglio. Le pulegge direttrici si abbassano  con il progredire del taglio, isolando così il blocco da estrarre.

GLI ANNI ’80 TRA TECNOLOGIA, FILI E DIAMANTI
Nel 1988 viene introdotto il filo diamantato: perline equidistanti 3 cm sono impregnate di diamanti sinterizzati e supportate da un filo a trefoli. Il tutto è plastificato per evitare dispersione violenta e improvvisa delle perline in caso di rottura del filo. Il filo è introdotto nei fori di coltivazione aventi diametro di 90 mm e chiuso ad anello su una puleggia movimentata da una macchina elettrica mobile che arretra su un binario a dentiera, con velocità di taglio pari a 12 mq/h.

IL BLOCCO DI MARMO PRENDE VITA
Effettuati i tagli di base e di schiena, il blocco di marmo è così isolato dal resto dell’ammasso. Nei tagli verticali vengono introdotti dei cuscini idrodinamici che vengono a loro volta gonfiati grazie all’introduzione di acqua in pressione. La spaziature dei tagli vengono aumentate finché è possibile introdurre un martinetto oleodinamico, con cui si procede ad allontanare ancora di più le due labbra del taglio sino a causare il ribaltamento del blocco o parti di esso. Queste vengono poi trascinate sul piazzale di cava dove  subiscono una prima rifilatura mediante una macchina tagliatrice.

IL TRASPORTO, IL DUOMO DI MILANO SI AVVICINA…
Un autocarro trasporta i blocchi di marmo alla segheria dove si procede alla riquadratura mediante macchine tagliatrici a filo fisse. In questo modo vengono eliminati i difetti del blocco. Gli scarti vengono poi macinati in un frantoio ottenendo un materiale adatto ad essere utilizzato come sottofondo stradale.  L’acqua di segagione trattata in apposito impianto a filtropressa viene depurata dal materiale in sospensione e reimmessa nel circolo di produzione. Infine, parte dei blocchi, dopo una prima lavorazione meccanica presso il Cantiere Marmisti di Milano, ritorna a Candoglia  al Laboratorio Ornatisti dove viene ornata mediante scalpelli e fresette ad aria compressa.  Un nuovo pezzo di marmo che rifletterà la luce e l’anima del Duomo di Milano è nato e pronto a sostituire un suo gemello ormai deteriorato dagli anni e dagli agenti atmosferici. Così, una Storia senza tempo continua nel tempo.